carlo prati

MODERNO VUOTO / La casa di Krespel

In ARCHITETTURA, ARTE on 29 gennaio 2018 at 10:43 am

Moderno Vuoto-Krespel House. Collage digitale. 2018

 

Collage digitale realizzato per  la mostra
THE KRESPEL’S HOUSE”
a cura di Antonio Carbone

“Naturalmente il capomastro chiese la pianta della costruzione e si meravigliò non poco quando Krespel rispose che non ve n’era bisogno e che tutto sarebbe andato a posto come doveva andare. Il mattino dopo il capomastro, recatosi sul posto con tutto il personale, trovò un fossato quadrangolare regolarmente tracciato, e Krespel disse:”Qui siano poste le fondamenta della mia casa e io vi prego di innalzare le mura sino a quando vi dirò di smettere”. “Senza finestre, senza porte, senza muri divisori?” fece il capomastro preso dal timore di avere a che fare con un pazzo. “Certo, proprio come vi dico, mio caro” rispose Krespel, “Tutto il resto verrà da sé”.

Il consigliere Krespel (Rat Krespel) E.T.A. Hoffmann

Mostra e catalogo Casa Editrice Libria
http://www.librianet.it/

 

Moderno Vuoto. Chine su carta. 2018

 

 

Moderno Vuoto è una riflessione sul senso del vuoto in architettura a partire da una delle opere più significanti ed espressive di Adalberto Libera  il Villino tipo A ad Ostia terminato nel 1934. Il consigliere Krespel rappresenta a nostro avviso quell’istanza di libertà compositiva che distingue il lavoro di architettura da quello scultoreo (ammesso che vi sia una differenza tra l’una e l’altra). In questi termini si ricorda la riflessione di Pascal che fà corrispondere al vuoto la libertà e al pieno il senso.

 

Moderno Vuoto 1. Chine su carta. 2018

Annunci

PER UN’EPICA DELL’ARCHITETTURA ITALIANA / Area 154

In ARCHITETTURA, RICERCA, SCRITTI on 12 settembre 2017 at 10:46 am

Sul numero 154 Settembre/Ottobre 2017 di Area, “Per un’epica dell’architettura italiana” una mia lettura critica della libro “Architettura italiana dal Postmoderno a oggi” di Valerio Paolo Mosco.

 

PER UN’EPICA DELL’ARCHITETTURA ITALIANA
di Carlo Prati

Per introdurre il volume di Valerio Paolo Mosco potremmo dire, parafrasando Renè Magritte, “Questa non è una storia dell’architettura” quanto piuttosto il tentativo di costruire un’epopea dell’architettura italiana (dopo le trattazioni critiche di Tafuri, Dal Co, Biraghi, Micheli) attraverso una narrazione organica dei fatti e dei protagonisti che l’hanno contraddistinta a partire dalla fine degli anni settanta ad oggi.

L’interessante dispositivo cronologico predisposto da Mosco si articola in quattro sezioni in cui i momenti chiave della storia recente (il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro, lo scandalo di Tangentopoli, la crisi economica) si intrecciano a doppio filo con le principali vicende architettoniche.

Ogni sezione è poi introdotta da un efficace riassunto su pagina nera accompagnata da un immagine iconica (i cataloghi di “Roma interrotta”, “Le città immaginate” alla Triennale del 1987, la Biennale di Venezia del 2000 ed infine un collage digitale dello studio Ian+).

Dispiace che l’anello debole dell’intero apparato epico sia proprio il capitolo dedicato agli ultimi dieci anni (2006-2016), un arco temporale problematico che richiederebbe una riflessione attenta e chiarificante. In particolare etichettare come “architettura assertiva” ed “architettura assoluta” ricerche eterogenee e dagli esiti diversificati risulta semplicistico.

Difficile ad esempio considerare neutrale e sobria l’architettura di 5+1AA o T Studio così come ritenere che nei progetti di Nemesi o Metrogramma si celi l’intento di comporre per figure minimali o di sfondo.

Discutibile è infine considerare Milano l’unico centro di propagazione culturale oggi attivo in Italia a discapito di scenari complessi (quale ad esempio quello romano da cui l’autore proviene) che solo superficialmente vengono considerati nella trattazione.

Il testo è comunque senz’altro da consigliare per chi vuole approfondire e ripercorrere con un un unico colpo d’occhio le vicissitudini della critica, dell’architettura e dell’ingegneria in Italia negli ultimi quarant’anni.


ABITARE IL SOGNO / Area 151

In ARCHITETTURA, RICERCA, SCRITTI on 19 aprile 2017 at 9:31 am

Sul numero 151 Marzo/Aprile 2017 di Area, “Abitare il sogno” una mia lettura critica della mostra “The Japanese House. Architecture and life from 1945 to the present” al MAXXI di Roma fino al 26 Febbraio poi al Barbican Centre di Londra dal 23 Marzo al 25 Giugno e infine al National Museum of Modern Art di Tokyo.

 

Area_151

 

ABITARE IL SOGNO
The Japanese House.
Architettura e vita dal 1945 a oggi.
di Carlo Prati

Del fiume che procede, lo scorrere è ininterrotto, seppure l’acqua di ogni momento non lo sia. Nello stagno, la spuma ora svanisce ora si riforma, senza rimanere a lungo. Le persone e le loro dimore sono esattamente così: in continuo cambiamento”

da Hōjōki (方丈記),”Ricordi di un eremo”di Kamo no Chomei (1155-1216)

Premessa

La condizione dell’abitare è paradigma della condizione umana. La verità dell’impermanenza, della transitorietà dei fenomeni e delle esperienze governa l’intero spettro dell’esistenza; il bisogno primordiale dell’uomo, di contro, nasce dalla necessità di trovare un rifugio affidabile e solido.

Nella concezione orientale la spiritualità è strettamente connessa al “qui ed ora” della vita (il motto zen “dare vita alla vita”) e presuppone, per il raggiungimento di uno stato gioioso e felice, di stabilire la giusta relazione con questo continuo e incontrollabile mutamento. Il rapporto di sostanziale identità tra casa e persona chiede dunque all’architettura un interrogazione e ridefinizione costante delle leggi che la governano e delle forme che la sostanziano.

Si tratta di costruire dentro il paradosso, di dare sostanza a ciò che (per sua natura intrinseca) è destinato al disfacimento. Il tema, che potremmo declinare come “abitare il sogno”, ruota tutt’intorno a questo concetto che Chōmei riassume nella visione poetica dell’uomo che emerge per un attimo, come in un breve sogno, “abitando” nella spuma effimera di un ristagno.

The Japanese House. Architettura e vita dal 1945 a oggi” si apre proprio con queste parole del grande poeta giapponese. La mostra, curata da Pippo Ciorra con Kenjiro Hosaka e Florence Ostende e la consulenza di Yoshiharu Tsukamoto (fondatore dello studio Atelier Bow-Wow che ne cura l’allestimento), sarà al MAXXI di Roma fino al 26 Febbraio poi al Barbican Centre di Londra dal 23 Marzo al 25 Giugno e infine al National Museum of Modern Art di Tokyo.
AREA 151-prati 2_Page_1