carlo prati

Social network non-dualista

In SCRITTI on 1 ottobre 2009 at 11:59 am

SND

Roma risulta essere il teatro pressochè unico della mia vita – fino ad ora, of course. E dunque di Roma che voglio continuare a scrivere lasciandomi andare alle riflessioni emozionali che il momento mi suggerisce. Questo fatto che ho aperto un blog dopo aver lavorato ad un sito a partire dal 2003 – quindi ormai alla soglia dei 7 anni di età, l’età “della grande” – mi esalta ed al contempo mi spaventa.
Un blog e Roma.
Che accoppiata originale. Tsè
Mi esalta perchè le possibilità possono essere molteplici – le aspettative di resa sono altrettanto molteplici: coltivare connessioni, avere amici che  si affezionano, che partecipano, che postano, la condivisione, la costruzione di un gruppo, la naturale propensione dell’io verso l’apprezzamento…
Aspettative. Sono pensieri che si affacciano alla mente quando, magari in un momento di meditazione intensa: puf, arriva Quel pensiero, “adesso scriverò questa cosa e qui, e poi quest’altra..” – perchè da sempre  – sarà per la famiglia di attori di cui ho il piacere di fare parte  – mi attrae la socialità,il desiderio di fare gruppo, da sempre. Naturale.
Biologico e ad impatto zero.
Ma, tutto ciò è anche portatore di piccoli traumi, di pruriginose delusioni: perchè di desiderio si tratta, e con il desiderio – quando non si hanno parametri per gestirlo consapevolmente – è molto difficile trattare.
Prude e brucia
Roma dunque,
anno? vediamo un po, andiamo su google…
Keywords: “Flashdance”,
ecco qui

flashdance

inserisci immagine, immagine caricata.
guarda tu: “take your passion and make it happen!” wow, casca a cecio. Puro edonismo reganiano. Infatti ecco l’anno: 1983. Elementari, scuola Regina Elena. Via Sicilia, quartiere salario. Un quartiere bello, ameno, caratterizzato da un edilizia sobria ma anche ridondante che alterna la passione tardo ottocentesca per il neo gotico, alla modernità sconvolgente di episodi architettonici quale questo qui.

Passarelli

Un edifico straordinario dello studio Passarelli che dal 1964 irrompe e modifica l’immaginario di questo trancio metropolitano.Via con il flusso amarcord.
Anno 1983 dunque sono (siamo) come ne “gli anni in tasca” di Truffaut del 76, cioè corrispondiamo a quel segmento raccontato da Truffaut, ed in fatti ci porteranno a vederlo al cinema dei Piccoli di villa Borghese, sto film epocale, scanzonato, bellissimo, tra gli “oggetti” che mi identificano.
Ilarità ed imbarazzo delle maestre dentro la piccola sala legnosa del Dei Piccoli, c’è una scena di nudo, una donna tutta nuda: i bambini esplodono in una risata sguaiata, o forse si sentivano le prime parolacce, la Caputo è rossa in volto – ma sovrappongo a questo momento sommerso un altro ricordo “analogo” questo:

il tempo delle mele

“il tempo delle mele” 1982: al cinema nel cinema, forse il primo momento metacinematografico, i ragazzi – ecco il gruppo, la banda, la socialità il social network che si appalesa nella mente, che si comincia a sedimentare come concetto e necessità collettiva, identitaria ed identificante – si vanno a vedere un film e li ne succedono di tutti i colori: tra questi lo scherzo del più bontempone che nel contenitore dei popcorn offerti alla di lui prossima ed ignara amichetta ha l’ardore di infilare il “coso”.
Risate ilarità imbarazzo. Questa la scena nel quadro del web 2.0

Ma ritorniamo a Flashdance.
Lo sconcertante ed inaspettato impatto sul collettivo del film di Adrian Lyne ebbe un ricasco evidente anche sui più piccoli, in età elementare, i dieci anni, anni decisivi che in qualche misura determineranno le relazionalità successive, almeno per un bel pò.
L’intersezione emozionale che sto tentando di produrre mette in omotetia la febbre del blog con la febbre del sabato sera – in questo caso il paradigma che adotto è Flashdance appunto. Il nostro primo tentativo di aggregazione autonomo, autorganizzato, un tentativo 2.0 dove la famiglia si capirà è 1.0.
un gruppo cospicuo di compagni di classe che si organizzano per andare a vedere questo filmetto Esaltazione, aspettativa – come per il blog, e per il social network che si frammischia necessariamente alla paura strisciante dell’esclusione e della solitudine dello spazio telematico
Leader e Follower. Dualismo dominante.
Ecco: a Flashdance, si associa nella mia mente, per la prima volta la sofferenza che scaturisce da questa esemplificazione terribile che ha la capacità di sintetizzare un processo di dinamismo sociale oggi diffuso riconosciuto accettato condiviso.
Ovviamene, tutti vogliono essere Leader, nessuno escluso.
Flashdance = web 2.0
Aver codificato e tradotto questa codificazione – il fatto stessa di averla resa dottrina nei rapporti sociali – ci rende subalterni ad essa, dominati piuttosto che dominanti. Ennesima dopamina psicologica, ennesimo ninnolo iperstimolante
Followers=perdente
Leaders=vincente
Assurdo.

ma andiamo avanti

E dunque io ero una specie di soggettino un po problematico, dico nel 1982, ero uno di quelli -tanti- a cui si rivolgevano domande assurde ed assolutamente incomprensibili – che mi aprivano ad una costellazione di punti interrogativi e dubbi da far accapponare la pelle tipo:
“a chi vuoi più bene? a mamma? o a papà?”

divorzio2

o che, parimenti, al cospetto delle autorità ecclesiali apriva a questo genere di dominanze psicotiche:
“è bene che tu sappia che i tuoi genitori vivono nel peccato, e che per questo saranno puniti”
il tutto nella luce di taglio di anfratti bui che a me ricordavano questa scena qui

bb6

Figlio di divorziati alla luce della legge sul divorzio del 70.
Ero  – come tanti – un soggetto sociale “sperimentale”;  nato nel 71 mi trovavo a 10 anni proprio in una convergenza psicologica collettiva in cui i grandi cercavano di approcciare in modo disinvolto al tema “figlio di divorziati”.
Ciò non mi metteva affatto a mio agio. Leaders e Followers. Sentivo una lacuna, una differenza che montava, che mi produceva strisciante la sofferenza del disagio dovuto alla dislocazione – cos’è un unità familiare?
Kramer contro Kramer. in termini Analoghi  la scena è da “io sono un autarchico”


Detto ciò a scuola si parlava tra noi di questo film appunto, che ci sarebbe a tutti piaciuto andarlo a vedere, che con un po di organizzazione ci saremmo riusciti, che poi all’interno del gruppo dei compagni c’era uno che appunto all’unanimità fu promosso organizzatore, che tutti erano felici di essere Followers di quel piccolo Leader nel quale ci riconoscevamo e che ci esaltava con il suo spirito di iniziativa. Massimo M. un bimbo dotato di una capigliatura riccia sfavillante che avrebbe fatto impallidire Pam Grier. Un acconciatura Afro calata nel pieno della via Salaria, al chilometro 13.400.  Romulus.
L’organizzazione partì, l’eccitazione cresceva. Il giorno fu stabilito e le modalità pure. La mappa degli autobus, gli appuntamenti, genitori e tate, e quant’altro. Pervaso da un senso di appartenenza ed umanità gioivo come un pazzo all’idea di far parte di quell’allegra brigata capitanata dal piccolo Max.
Poi, in modo piuttosto fumoso e vago, venni a sapere – e non ricordo come: rimozione volontaria – che l’allegra brigata di amici era in realtà già andata a vedersi quel capolavoro per i fatti propri.
Tutti, escluso il sottoscritto, avevano girovagato per una Roma dal fascino decadente e barricadero, tra zampe d’elefante pantaloni maschili attillati, montature d’osso nero spesse e pesanti, fiat 127 131 e abarth di inizio serie, alfine diregendosi presso il cinema Barberini, panottico dal quale tutti, escluso il sottoscritto videro le evoluzioni di Jennifer Beals e la sciarpetta piaciona di Michael Parè – no non era Michael Parè…quello era “Philadelhia experiment”- vabbè mo niente google.
Il colpo ci fu e ne piansi perchè sono sempre stato – per fortuna – un biotipo piuttosto sensibile.
Le cose cambiano e come contropartita scoprii durante una settimana bianca stupenda con la classe in quel di Salice di Struzzo, scoprii in discoteca di essere un ballerino di disco provetto, e facevo molta simpatia a giovani meno giovani e vecchi – che non ce n’erano – insomma sta cosa di essere figlio di divorziati non era poi così  male: tutt’altro. Un ottima palestra di vita. E poi niente urla, niente sotterfugi, niente ipocrisie. L’amore, si capiva, non era cosa da poco, anzi cosa seria impegnativa e bella. E poi i cosidetti “compagni” di madre, di padre etc. erano un potenziale culturale e vitale impareggiabile – essendo chiaro che i nuovi patner presentavano caratteristiche anagrafiche simili tra loro ( aggirandosi intorno ai 25-26 anni di età) –

Ora, oggi, questo spazio del blog, questo ambito tutto intimo e personale probabilmente si confronta con una aspettativa di feedback non dico analoga ma probabilmente – in rapporto alla parte destra del cervello (quella analogica ed inconscia che ragiona per immagini quella a cui [per intenderci]  parla questo capolavoro) – simile

magritte_pipe
Qualche evoluzione c’è  stata da quel lontano 1983,  “Flashdance” ha messo in moto una catena di cause karmiche favorevoli , verso la comprensione che il cuore della delusione e della sofferenza sta nel rapporto che stabiliamo con i ninnoli più leziosi accattivanti che di volta in volta la contemporaneità ci destina e propone. La chiave di una felicità possibile è qui, nel distacco consapevole dalle aspettative ideali – il gruppo, lo sharing, il multitasking, il 2.0, e tanto altro che per discrezione non citerò in questa cornice piuttosto cialtrona – un tutto che è senz’altro impermanente e la cui natura ultima è irrimediabilmente insoddisfacente.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: