carlo prati

Una riflessione istantanea

In SCRITTI on 3 gennaio 2010 at 3:52 pm

guarda il suo lavoro e alla fine ritrova convincimento e vigore in quello che legge, nei percorsi fatti nel sudore che c’ha messo. In questi anni, sotto questo cielo su queste latitudini. Eppure le notti sono sempre più lunghe, ed i sonni sempre più spesso turbati, agitati. E’ sopratutto il costo effettivo, il costo reale di questa terra ad essere amaro pesante. Un peso che schiaccia, che dunque per etimo è sofferenza, reale percepita. Ferre, essere sotto questa coltre di incertezze. Il turbamento di una nazione sofferente, tutta sotto il peso del denaro e di un ambizione di successo di carriera di apprezzamento. Ogni meandro di questo paese sembra nel conoscibile e sperimentabile essere saturato da questo orgiastico e soporifero rintontimento.

Roma, la capitale di questa Italia così struggente, cosi bella così drammatica nella sua selvaggia durezza, nel suo essere come una spugna rinsecchita. E’ Roma il corpo avvolto in membrana permeabile, aperta verso l’esterno, in grado di aprirsi come solo una medusa si apre a cogliere la corrente ed il nutrimento. Oltre questa membrana cosi labile e sottile, cosi sensibile ci sono organi che assorbono acqua e etere, che da queste trovano nutrimento. Ma i fluidi di questa terra di questi legami di questa città sono ormai estinti, inariditi assenti. Acqua e aria sono nascosti sotto coltri di scartoffie come la bocca riempita di caligine e sabbia come l’urlo che non si espande che non si misura.

Fermo posta come volumetria del disagio. montagne di carta. Edifici di carta. Egregio, Esimio, Illustrissimo schifoso. Innalzamento opportunista dei confini dei muri delle diversità.  Questo è un paese per vecchi per pigri aristrocratici, e per i figli consensuali di questa gerontocrasi, di questa aristocrazia neo medievale. Vicerè. Un eterno medioevo, un paese medioevale con logiche e dinamiche arcaiche e barbare per questo aliene ed alienanti. Televisione e teledipendenti il domotico che alimenta la frustrazione il desiderio che inaridisce che pietrifica sempre di più il cuore nel petto e lo rende una monade senza senso. Un impenetrabile monolite.

La pulsazione se avvertita stupisce. La pulsazione quando è percepità è perturbante.

Perchè?

La domanda è importante non la risposta.

Perchè questa città e questa nazione hanno deciso di nascondersi al battito, al naturale all’esistente che è per sua natura transuente, soggetto al cambiamento, mutevole.

Questo paese e questa città non mutano, non pulsano non vivono. Rifuggono la vibrazione rivelatrice. Immobilizati in una religiosità da supermercato, il dogma del prendi tre e paghi due.

Per quanto ancora vorrai sottrarti al cambiamento? Per quanto ancora ti negherai allo spazio?

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