carlo prati

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Villacolli’s Picture

In SCRITTI on 30 agosto 2010 at 9:56 am

Autostrada, asfalto, terra desolata, luogo archetipico, pianura sconfinata e deserta, all’orizzonte qualche casolare, qualche rudere e fabbricato in costruzione. Talvolta qualche depressione concava nel terreno, cisterne per raccogliere l’acqua piovana. Il cielo sopra è immenso e lattiginoso, velato da una coltre uniforme di nuvole sbavate. Uno sfondo immoto e presente. Dapprima tenue di lontananza – come di ululato alterato e sordo – poi più forte persino assordante, infine perso nell’etere dominante: un aereo recide la densa caligine bianca e solca l’immoto. La macchina di Villacolli sfreccia caparbia sul paesaggio del nulla come di vuoto indicibile e drammatico. L’asfalto schiacciato dal peso pneumatico con sicurezza, l’abitacolo ovattato e sordo ai rumori dall’esterno. Lo sguardo è sicuro, soppesa l’orizzonte davanti al Sé: dal parabrezza all’infinito.

Il contachilometri segna: 220 Km/h

Da fuori, se la prospettiva assunta fosse quella di una lepre selvatica che casualmente, nell’atto di attraversare la sterpaglia si fermasse attratta da qualcosa di incerto e misterioso – come un fruscio o un ronzio – insomma, questa volgerebbe l’occhio vitreo e concavo verso un punto nero e sfuggente, come di proiettile o di palla di cannone sparata a velocità supersonica.

Sul sedile di pelle scamosciata Mirko appoggia irrequieto il suo corpo, Il ristoro non sopraggiunge mai. La mente rivolta ad un altrove che vorrebbe essere soppesato e raggiunto, verso il quale cerca di tendere e trascinarsi. Beatitudine e consapevolezza.

Il contachilometri segna: 250 Km/h

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