carlo prati

Archive for settembre 2010|Monthly archive page

Upgrade /// Una riflessione istantanea

In ARCHITETTURA, SCRITTI on 26 settembre 2010 at 4:39 pm

il 25 ottobre si è svolta all’Inarch in occasione dell’uscita del nostro Upgrade architecture una bella tavola rotonda moderata da Paola Pierotti, con interventi di Carmen Andriani, Alberto Iacovoni, Domizia Mandolesi, Renato Nicolini, Franco Purini, Valerio Paolo Mosco. Giorgio Santilli dalle pagine del suo blog riflette su alcune questioni emerse durante la serata, questa una riflessione istantanea che si vorrebbe condividere e fare ampia.

Una visione fideistica nei confronti dell’architettura, vista come scienza sana, come espressione di una virgo e di una vertigine generativa credo sia alla base della riflessione portata generosamente da Purini nel bell’incontro di iersera …all’inarch. Comprendo le ragioni che sottendono a questa riflessione: io stesso sono immerso – come progettista – in questo altalenante approssimare, da una lato alla necessità di riguardare al nuovo, all’atto generante, come a un atto rituale salvifico, archetipico – ricordo il libro di Mircea Eliade, “i riti del costruire”, ma anche le ricerche di Zolla, di Kerényi di Coomaraswamy – e dall’altro alla ricerca di un attitudine consapevole: consapevolezza non è un termine che uso in modo casuale, si tratta di un termine ampio che in primis include la dimensione di un agire etico – uno sforzo sano verso una convivere pacifico che sia il più ampio e condivisibile possibile – prosciugato da inutili orpelli moralistici.

La nostra ricerca, la ricerca che in modo sincero conduco con Cecilia Anselmi, è condotta su un binario doppio che è al contempo è accumulativo e contemplativo,

Leggi il seguito di questo post »

Annunci

Il mio nome è Gump

In SCRITTI on 10 settembre 2010 at 12:27 pm


Motivazione che muove alla condivisione. Mestiere che muove verso un utilità collettiva. Fare che si limita a offrire una prestazione ottimale, una risposta a un problema contingente. Fare per evitare le trappole dell’essere. Esprimere queste riflessioni solo per la chiarezza che cercano di esprimere. Fare senza essere, per sottrarsi alle innumerevoli trappole dell’essere. Il quartiere popolare la festa lo stare in cerchio bevendo del vino e guardandosi negli occhi, ridere e scherzare, il non avere paura, l’ascolto, imprevendibile, non calcolato, inaspettato incanto.

Parliamo del nostro tempo deviante, che offre il fianco alla frustrazione alla sfiducia all’autocritica alla debolezza e al disagio. Un tempo in cui professarsi qualcosa di specifico equivale a un suicidio. Un tempo così liquido e sfuggente che impedisce e contrasta qualsiasi modalità di autoaffermazione. Quel “io sono” qualcosa, un architetto per esempio, ma anche “io sono” un attore, un medico, un poeta, un pittore, un meccanico… Questo sto imparando qui e ora, grazie alla visione di compagni che nel cammino si muovono con movimenti sincronici, perchè e bene ricordarlo: siamo tutti uguali siamo tutti costituiti dalla stessa materialità plasmati nello stesso fango. Sia i ricchi che i poveri, sia gli alti che i bassi, sia i famosi sia i falliti, quelli che hanno troppe cose da fare, cosi tante cose che scordano gli affetti più prossimi, quelli che dimenticano e che nel percorso si lasciano trascinare da una presunta capacità di controllo e quelli che stanno con le mani in mano, parassiti o saggi.

Ma questa presunzione sembra essere messa continuamente alla prova dalla vita, che si fa beffe della nostra sicurezza, della nostra idea di controllo. Tempi così indeterminati ci costringono a tenerci ben saldi agli appositi sostegni, perchè si cade facile, i nostri amici, i nostri amori i nostri affetti ci cadono intorno negli urti, negli strattoni continui, noi stessi ci ritroviamo a mezz’aria in procinto di franare sul prossimo.È una carrozza della metropolitana che corre è non fa più nessuna fermata, siamo tutti li, stipati, tutti noi che viviamo insieme per un attimo questo segmento di tempo sghembo, tu che mi leggi, io che scrivo lui che guarda o lei che passa oltre con nonchalance. Leggi il seguito di questo post »