carlo prati

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Eredità Italiana

In ARCHITETTURA on 25 novembre 2010 at 11:56 am

Dopo la trasmissione televisiva di Saviano e Fazio del lunedì sera c’è sempre un gran fermento.
Il fatto è che lo scorso lunedì la puntata ha solleticato anche le sinapsi degli archispettatori.
Quello che ha colpito è la lucida consapevolezza di Renzo Piano la sua presenza mentale e fisica, il fatto, – ormai considerato sbalorditivo, esorbitante – di esserci non per apparire ma per sostanziare una comunione benefica tra presenza e contenuto. Il paese sta uscendo, questa è la mia percezione, da un lungo segmento temporale in cui si è preferito il semplice al complesso, una fase storica torbida e intorpidita che ha lavorato su delle endemiche “cattive inclinazioni” della “forma mentale” italica: lascivia, torpore, svalutazione, sadismo, giudizio, paura, qualunquismo, individualsismo…

l’opera al nero, svolta attraverso un ventennio di coltivazione insana di questi fattori ha prodotto come risultato un profilo psicologico collettivo preoccupante. Va dato atto all’artefice di essere stato molto meticoloso, attento, in poche parole presente e consapevole del processo e del risultato.

Ed è allora – dopo che questa rivoluzione politica e culturale è stata innescata – attraverso la televisione che si misura quale delle forze politiche e sociali in campo è in una condizione di dominio rispetto all’altra.

Non è solo dalla trasmissione di Saviano e Fazio – un ottimo esempio dei tempi che cambiano – che si evince il naturale contrappasso, il costante avvicendarsi di poteri e contenuti: è esperienza quotidiana, sono segnali che si possono captare che si offrono a chi li ricerca, a chi si pone in una condizione ricettiva di disponibilità feroce nei confronti della complessità, della diversità e delle eteronimie in azione.
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