carlo prati

lanciare Architetti

In ARCHITETTURA on 8 gennaio 2011 at 3:20 pm

Cogliamo l’occasione offerta da Edilizia e Territorio, da Paola Pierotti e Giorgio Santilli per riflettere e dare un contributo costruttivo al dibattito sorto intorno alla proposta di una Legge di iniziativa popolare sull’architettura.

A nostro avviso l’articolo 1 rappresenta una occasione rilevante di riflessione.

L’architettura è il mezzo attraverso cui lo stato si manifesta nel territorio sia antropizzato che a elevato valore ambientale, e quindi è forse ben più di una semplice “espressione della cultura e del patrimonio artistico del nostro paese”.

La sfida vera di questa iniziativa è la possibilità di operare un cambiamento sulla percezione collettiva e sociale dell’architettura e del ruolo dell’architetto, prendendo consapevolezza che avvalorandone il ruolo e la figura si incrementa necessariamente il senso di appartenenza sociale complessivo (allo stato, alla Repubblica…)

Questione questa che oggi si pone all’attenzione politica e dell’opinione pubblica con evidente urgenza.

Oggi, a ridosso dell’anniversario dei 150 anni dell’unità d’Italia, è necessario e possibile far collidere questi due eventi in atto; il disegno di legge che si sta portando avanti può porsi come obbiettivo possibile il rinsaldarsi di valori e forme dell’etica la cui domanda è sempre più forte, convergente e trasversale.

Un esempio? “La Repubblica promuove e tutela con ogni mezzo la qualità dell’ideazione e della realizzazione architettonica” in quanto espressione del pensiero e dei valori unitari da essa promulgati, espressi e tutelati.

In questo alveo sembra poi utile sviscerare con maggiore chiarezza il ruolo degli attori messi in campo. In sintesi i ruoli operativi e garanti della legge sono sostanzialmente 3: Il consulente l’esperto e il giovane progettista.

Questa conformazione apre con insistenza a alcune riflessioni che ci piace condividere sul ruolo che oggi la generazione a cavallo tra i 40 e i 50 anni viene a ricoprire;

c’è da capire infatti se vi sia coscienza di una specificità italiana della condizione lavorativa – e dunque anche identitaria – di un cospicuo segmento della popolazione attiva.

Una generazione che sembra oggi in bilico tra annientamento e rassegnazione.

D’altronde che si tratti di una rimozione collettiva è certo: i dati statistici ci dicono che è proprio la generazione di mezzo a costituire l’età media della popolazione italiana (44 anni).

Quindi è il quadro più ampio di una intera nazione in bilico, tra paura del futuro e ansia del presente.

La proposta sembra riflettere questa incertezza: una generazione troppo avanti per godere dei privilegi messi in campo per il “giovane progettista” (sotto i 40 anni), troppo indietro per aderire alla categoria del “consulente” per le amministrazioni di conseguenza impreparata a ricoprire il ruolo di grande responsabilità rappresentato dalla figura dell’ “esperto”.

Allora, qui nell’alveo del dibattito disciplinare e tecnico, ma poi anche nel più ampio orizzonte collettivo e nazionale la domanda da porsi è: c’è l’intenzione di promuovere il patrimonio intellettuale e applicativo incarnato dalla generazione di mezzo? Oppure – affinchè il cambiamento sia ben spendibile in termini pubblicistico promozionali – non sia piuttosto preferibile “dimenticare” questa eredità scomoda, per procedere oltre e risalire la china con un fermento nuovo e rigenerante?

Attenzione dunque a trascurare questo aspetto a favore di un giovanilismo eccessivo, quel “largo ai giovani” che rischia di dare un ulteriore “sportellata” a esperienze e ricerche che andrebbero premiate quantomeno per la perseverenza, la motivazione e il coraggio.

Come detto si tratta di una questione politica e sociale che riguarderà il prossimo futuro a cui questa “Legge sull’architettura” potrebbe rispondere in modo efficace e autorevole.

Bene il consulente esperto che da quel che si legge sembra essere una figura in grado di garantire la tanto invocata Qualità. Bene, ma quali sono le modalità di selezioni dei consulenti? Ecco forse la vera novità sarebbe renderne il più esteso e pulviscolare possibile il novero. I dati che sconcertano in questi anni sono di tipo matematico-incrementale. Nonostante la crisi e la tremenda arretratezza culturale architetti se ne sfornano in numero sempre crescente.

E allora? E allora cerchiamo di non rendere i consulenti gli ennesimi accentratori di potere e potentati. La crisi globale attuale è legata proprio a questa equazione: il potere è ancora retaggio di pochi mentre la domanda di rinnovamento e distribuzione delle risorse è inarrestabile e vorticosa.

Quindi, si pensi che la qualità non la garantisce Renzo Piano, ma un numero alto e diffuso di personalità eterogenee accomunate dalla passione per la ricerca e il lavoro culturale.

Per trovarle non basta molto: solo tra coloro – a puro titolo d’esempio – che gravitano intorno alle Facoltà di Architettura, – trainandole da anni senza prospettive di riconoscimenti ufficiali o meritocratici – si potrebbe redigere un cospicuo Albo di consulenti o esperti.

Sinceri cantieri.

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