carlo prati

Era Glaciale 2012

In SCRITTI on 10 febbraio 2012 at 5:17 pm

La tenda fu scostata di scatto.Un gesto gravido di speranza e aspettativa. In meno di un secondo un improvviso fascio di luce fredda e bianca irruppe all’interno del tronco. La cavità silente, raggomitolata tra fibre e pori come di dolce rosso materno si aprì alle prime luci dell’alba. I termorivelatori incastonati nella spessa corteccia segnavano trenta gradi al disotto dello zero, gli agenti inquinanti sospesi nell’atmosfera si assestavano su percentuali ancora tollerabili, oltre lo specchio della finestra, l’immobile città di ghiaccio.

Diego Marini, addetto alla manutenzione degli impianti di risalita dei grattacieli del quadrante di Roma nord, come ogni mattina era immerso in tutto questo, unitamente ad alcune congetture minori, ricordi o timidi riflessi di un esistenza dismessa.

Ricordava di aver avuto dei figli: la pelle calda ed abbronzata la bella estate la lenta emersione in superficie l’afa; sospensioni e lontani bagliori.

Prima del crollo e della devastazione, prima dell’onda e del gelo.

Diego Marini si cosparse di grasso il corpo, vi sfilò la guaina d’antracite e chiuse l’epidermide residua all’interno di un pesante giaccone di tessuti artificiali di ultima generazione. Non appena fu fuori dalla capsula neurovegetativa in massello – l’abitazione temporanea per i dipendenti della città di ghiaccio fornita dal Sindaco Alemannocrazy – e il primo spot mattutino fu inserito all’interno della sua mente insieme alle previsioni del tempo ed al bollettino della neve.

Diego si avviò verso il Centro Raccolta Operatori Funivie, annullandosi nel cuore di una normale tempesta di ghiaccio e radiazioni. Come al solito: la piacevole sensazione di protezione offerta da quegli indumenti così ingombranti era contrastata dalla frustrante impressione di avere ancora qualche poro scoperto. Il naso forse, o quello scampolo di pollice residuo nel piede sinistro, così sacrificato e stretto all’interno dei vecchi scarponi Zanicchi; l’esperienza del caldo era vanificata da questo dettaglio, in apparenza insignificante e trascurabile.

Diego Marini ora contemplava l’enorme edificio sede del Centro. Prima della grande neve rappresentava un simbolo di rinnovamento e modernità. La città ne andava fiera e la popolazione era entusiasta di quella magnificenza. Il gran Muftì Mr.Xsas aveva avuto l’incarico di costruire la nuova cattedrale della catodosofia a poca distanza dalle vestigia dei passati regimi – voci lontane, sempre presenti, pensava Diego.

Alcuni consideravano la massa interna della costruzione un prosciutto, per altri era un ventre possente, stando alle suggestioni dell’artefice si doveva trattare di una nuvola sospesa sopra i corpi residui di un umanità dolente.Diego rise e pensò che mai il gran Muftì avrebbepotuto prevedere lo spettacolo che ora stava distrattamente osservando: Il Centro Raccolta operatori funivie era una montagna nella montagna, un frigorifero enorme all’interno del quale un corpo assiderato offriva la sua epidermide alle strutture in acciacco degli impianti di risalita, skilift seggiovie bombovie e quant’altro. A monte, i primi Operatori si lanciavano a grande velocità e con stile elegante verso il basso, rapidi semicerchi agli angoli estremi della bolla, evoluzioni e salti. Le giovani leve della

manutenzione edilizia dotate di snowboard a reazione si accalcavano invece ai lembi laterali del magma di ghiaccio: tutti erano in fermento, entro pochi minuti sarebbe iniziato il primo turno di lavoro.

Vi era stato un tempo in cui Roma era una città, uno stato di cose, di oggetti in analoga corrispondenza di forme e significati. Vi era stato un tempo in cui case ed edifici si affacciavano gli uni sugli altri ammantati di porpora e oro. Vi era stato un tempo in cui Roma respirava, parlava, lottava. Diego lo sapeva, ne aveva la certezza ma non la cifra. Roma per Diego Marini era uno stato dell’anima, un ricordo costruito di innesti ed esperienze altrui.

Il suo mondo era invece questo, la sua Roma era questa: Una unica imponente massiccia catena montuosa, che si allargava a dismisura dal mare fin oltre gli estremi confini del granducato di Toscana e del regno delle 8 Sicilie; Alpi di ferro e acciaio ricoperte di ghiaccio millenario all’interno delle quali riposavano eternamente cavità e spazi. Il teatro e la scena di una società ormai smarrita, persa nella macabra danza di una natura irascibile e capricciosa.

Il monte Colosseo il circolo polare GRA la dorsale Corviale la Piramide di Ghiaccio la vetta Tiberina, e le catene montuose dei Parioli di Vigna Clara della Garbatella di Monti, gli obelischi di cristallo e le fontane rafferme e mute del Pincio e della Piana Navona. La glaciazione aveva reso tutto eterno e bianco, una città riconsegnata in modo permanente al proprio destino.

Diego Marini si affacciò furtivo nello spogliatoio, si diresse verso il proprio armadietto e ne cavò fuori una coppia fiammante di sci, vi depose uno strato cospicuo di sciolina neuronale sul dorso ed in un batter d’occhio si ritrovo sulla pista. Un rapido salto, le racchette in titanio ben piantate sulla coltre nevosa improvvisamente si stagliarono nel cielo diafano, i piedi sollevarono gli Zanicchi alternando il peso del corpo una volta a sinistra ed un’altra a destra; elevazione e compressione pressione e dilatazione, il sibilare della neve sotto gli sci; la velocità aumentava e mentre Diego scartava le porte dello slalom sulla Colombo si ritrovò in un battibaleno lungo la vertiginosa pendenza del passo di Trinità dei Monti, il punto di arrivo finale, l’impianto di risalita Spagna, qui un tempo milioni di persone si accalcavano per prendere la metropolitana sotterranea. E così fu. Un’altra ordinaria giornata di lavoro stava iniziando per l’operatore delle funivie romane Diego Marini, impiegato di secondo livello della ricostruita società dei magnaccioni, da tempo privata della pancetta ma ricongiunta in un abbraccio unto e saporito con il lardo dello speck altoatesino.

Diego Marini è il protagonista di:.. Giancarlo De Cataldo, Il Padre e lo straniero, Edizioni e/o, Roma 2004

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