carlo prati

«Non esiste più il pubblico che investe sull’edilizia, sull’edifico, sul manufatto» / un contributo su Edilizia & Territorio

In ARCHITETTURA on 17 dicembre 2012 at 5:09 pm

et24
Un contributo a una più ampia riflessione sullo stato della professione oggi in Italia ospitata sulle pagine di Edilizia & Territorio IlSole24ore dal titolo “Progetti nella gabbia della Pa: 50 storie di progettisti in empasse.” a cura Paola Pierotti, Mauro Salerno e Alessia Tripodi
http://www.ediliziaeterritorio.ilsole24ore.com/art/progetti-e-concorsi/2012-12-12/progettisti-burocrazia-peggiora-crisi

Politica
La politica sul progetto ha sempre investito, oggi non esistendo più la politica, non esiste più progetto pubblico (non mi riferisco al progetto dello spazio pubblico) non esiste più il pubblico che investe sull’edilizia, sull’edifico, sul manufatto. Quindi il pubblico si esprime unicamente mediante il regime del concorso che però e sempre più in crisi alternando iniziative demagogiche legate a interessi momentanei perlopiù di visibilità e pubblicistica a poche buone pratiche che si concretano spesso in realtà locali virtuose desiderose di rendere servizio di pubblica utilità e dove il riscontro dell’elettorato è più vissuto in termini di percezione diretta dell’operato legislativo.

Università
E’ triste da ammettere, ma l’Università non esiste più. Non esiste più come prospettiva professionale in cui far convergere l’esperienza pratica con quella teorica rendendo cioè trasmissibile alle nuove generazioni le conoscenze sul fare progettuale che lo studio o il singolo architetto hanno maturato nel corso del loro lavoro. Professione e cantiere sono due mondi separati. Il danno è dunque molto forte, se pensiamo che un intera generazione (chi scrive ha quarant’anni) non è rappresentata nelle accademie italiane, tutto questo con estremo rammarico da parte degli studenti che soffrono di uno iato troppo forte con la classe docente.

Confusione
Ecco questo ultimo punto è forse la matrice e la causa di tutti quelli precedenti. Sembra infatti che tutto si delinei come un enorme meccanismo sfuggito al controllo dei suoi stessi artefici (stato, istituzioni, corporazioni, banche, accademie..) è solo in questi termini che sembra spiegarsi una realtà paradossale e beffarda, priva di regole se non quelle di una burocrazia impaurita che rivolge tutte le sue energie unicamente a garantire la propria sopravvivenza, con buona pace di quella ampia congerie di architetti, ingegneri, imprese, engineering che vivono di pianificazione e progettazione.

il resto qui: http://www.ediliziaeterritorio.ilsole24ore.com/art/progetti-e-concorsi/2012-12-11/carlo-prati

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