carlo prati

Anni 80

In SCRITTI on 19 luglio 2013 at 11:58 am

E’ un dolce presera romano. Anni ottanta. I tozzi si riuniscono alla
piazza Barberini dove si è impiantato un nuovo tipo di ristorante,
dice che viene dall’america si chiama Big Burg. Un esplosione un
mito che contamina uomini e cose. Dentro il 56 che dal corso Vittorio
mi porta alla via Boncompagni –il tragitto casascuola è paradigma
del perdersi e del ritrovarsi, come naufragare nell’oceano di un
umanità cialtrona e disinteressata- guardo le maschere di fondotinta
dei tozzi e delle tozze. Si passa davanti alla Piazza Barberini, si gira
intorno al tritone mentre il mozzo dello sguardo, il centro del maelstrom
metropolitano è battuto dal *pazzo* con cuffie e fiore inforcato
tra nuca e orecchio. Balla e deride con sguardi ambivalenti, ride
all’indirizzo dei passanti o delle facce che si stagliano dai finestroni
dei mezzi atac in manovra.

Facce compresse e sorprese quelle dei turisti, facce ironiche e complici
quelle dei romani di zona. A campo de fiori c’è n’è n’ artro:
si chiama Jimmy ed è il sosia alla amatriciana di Michael Jackson.
Adesso MJ è nel pieno del suo successo. Ha da poco editato
Thriller, senz’altro un album epocale. Lo comprai a Palestrina
– mio padre trasferitosi nelle campagne laziali acquistò un poderoso
Marantz rilucente argento oro, il maracanà degli stereo – le spighe
di grano ed i rami del salice sfrigono carezzati dall’incipit terraaria di
Billy Jean. Jimmy faceva il moonwalk con un bicchiere di carta nella
mano destra ed un paio di cuffioni con la spugna bisunta nelle orecchie
sotto lo sguardo severo di Giordano Bruno. Jimmy il fenomeno
“voi fa er fenomeno sei come Jimmy, io sò più malandra de te me
chiamo Johnny”
scalciato e deriso.

Il 56 è pieno di tozzi che scendono al biggheburghe,
proprio davanti al cinema fermata metro Barberini. I tozzi
c’hanno il giumbotto di pelle, lo Scott quello degli aviatori americani
quello di tom cruise che sfreccia sul Katana con la Kelly mcGillis
– salta sul ferro sfitinzia! Drive in tinì cansino ass fidanken ass fidanken
ass fidanken è lui o non è lui? Cerrrrto che è lui teomondo
scrofolo e poi quel pupazzo rosa dentro il quale entrava Gianfranco
D’angelo, un pupazzo osceno. Gianfranco D’angelo ed è subito mondezza.

Le reti private, il battesimo erotico di una intera generazione,
i baby boomers cresciuti tra Intillimani e Greatfull Dead. Telelupa
teleregione teleroma gibbierre e quant ‘altro, trasmettevano chilometri
di pellicole trash e di genere. E’ li che vidi per la prima volta
il Fulci di Paura nella città dei morti viventi e Zombi2 ma anche la
Maestra di sci nell’interpretazione magistrale di un acerba Carmen
Russo – il presente che ristagna che non è mai passato. La donna
più bella del mondo: Michela Miti ed una certa Moana Pozzi. Il sogno
di nonno Ugo – E-vvviva nonno Ugo! Strideva la nipotina di Ugo –
colui che immaginò La città del Mobile Rossetti di Bagnaia. Mentre a
Milano una certa Edilnord di proprietà di Silvio Berlusconi terminava
Milano 2 e Milano 3. Andava formandosi l’estetica stracult ma anche
il presente di stagno. Fu uno shock per me e Saverio la visione notturna
e del tutto inaspettata di *avere vent’anni*. Avere vent’ anni,
Fernando Di Leo, che non faceva polizziotteschi ma noir. Il primo film
di Gloria Guida e Ornella Muti. Altro che Tarantino. Altro che Tsukamoto.
Altro che Araki.

Ma ecco che mi si para davanti con gli occhiali
a goccia che riflettono la mia sagoma rotonda e cicciottosa di essere
umano di razza inferiore asessuato stretto in una blanda imitazione
modello hard discount di piumino d’oca.
Continua a guardarmi lo sguardo che scende ed il riflesso che rimanda
le mie American tamberland che nella penombra del presera romano
possono richiamare alla mente le irraggiungibili timberland,
insomma ecco che mi guarda un equivalente imitazione del cantante
degli Wham quello che cantava sotto l’albero di natale con il
naso a patata e correva nella neve claudicante ma appagato con dei
moon boots ai piedi che parevano du’ sambernardi siberiani. Uguale
comunque uguale al cantante di I want you’re sex ghigghi ghigghi
c’mon. Gli armani stretti sul ventre e raccolti sopra le timberland
come rocchetti di pezza, la cinta El charro. Io li osservo e mi stupisco.
Una razza eletta.

Nel presera romano dentro il 56 che fa fermata alla Piazza Barberini,
dentro la vettura e saldamente aggrappati ai sostegni metallici
in pose erculee ecco er simon (quant’è bbono!) svastica, er negro,
– come se chiama er cantante de last christmas? Mamma mia pare
proprio lui.
Anvedi troppo fico ma chi sei Nick Kamen? – ed è tutto cosi’, un intercettare
commenti lascivi da parte di giovani tozze con i Moncler
a pneumatico – c’era pure chi più paraculamente optava per il Millet
, spiazzando così amiche e conoscenti. Orecchini enormi, quintali di
fard. Si guardano ed intercettano appunto sul 56 i tozzi. Le celtiche
sugli invicta le bigbabol che scoppiettano nei palati irrorati di northpole
al mentolo.

In tv c’è Popcorn, c’è Discoring e da poco tempo anche una piccola
emittente che pare trasmetta dalle colline toscane. Si chiama-
Videomusic, dice che è come quella rete americana solo di video,
M’tivvi. La sede di Roma sta in un austero palazzo in Via Lombardia
– Ercole Patti e Via Veneto – distribuiva gadget et similia. Una cadillac
parcheggiata in una piccola stazione di servizio old fashion nel
nowhere aretino. I primi video erano Bowie il disco scary monster
e let’s dance, Ultravox Vienna anno zero radiazioni e paura dell’olocausto
atomico, Peter Gabriel e la scimmia shokkata, i’m a dj i’m
what i play. I primi video.
Intanto il 56 fa sosta davanti al liceo linguistico di via Boncompagni.
Scende la maggior parte degli occupanti di sesso femminile. Dal
finestrino del bus vedo fuori, verso l’edicola. Pendono i billboard di

Tuttifrutti, di Ciao2001 e da poco quelli di un mensile figho, che fa
molto tendenza Rockstar. Si vede Madonna in quella pubblicità con
indosso un golfino verde elettrico. Guida una spider rossa. Sembra
Carmel la cantante inglese mods. Ancora non ha optato per uno stile,
Madonna, ancora non offusca il carisma e lo charme di Blondie.
Ancora no. Il passato che non si evolve, il tempo che si rigira su se
stesso immutabile e stolto, la schiena ricurva del tempo, le larve neroviola.
Su quella rivista scrive tutta la redazione di un programma
radiofonico straordinario che di li’ a poco riempirà l’etere notturno
di mistero e seduzione. Raistereonotte. E qui dovrebbe sentirsi la
sigla della fascia di programmazione e sulla sigla si snocciolano i
nomi: Videtti Vigorito Boccito Assante.. come la formazione della
nazionale. Chi non è sceso al linguistico scende davanti al Righi, lo
scientifico di zona. Ormai la vettura è semivuota, scendo anch’io e
mi appresto ad entrare a scuola. Nello zaino lo schiacciapensieri nintendo
a due facce, ed un unico desiderio feroce: entrare a far parte
della nazionale di pallavolo che come ogni anno gioca la finale al
palazzetto dello sport…

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