carlo prati

I Deprecabili (pt.1)

In SCRITTI on 29 luglio 2013 at 11:56 am

Scritto nel Dicembre 2004  credo che hai più non sarà difficile riconoscere chi si cela dietro Napoleone Wilson, il protagonista di questo piccolo “capriccio” narrativo a tema architettonico. Immagini e “tropi” sono presi dal  film di John Carpenter “Assault on Precinct 13”, (1976)

“cerca di trovare una sistemazione per quelle scatole.
Non voglio più vederle in giro, e sbrigati, capito?”
il tono era minaccioso, lo sguardo tirato.
“prima che faccia buio dobbiamo lasciare l’avamposto.
Non voglio ritardi”
concluse drastico il capo.
“sissignore, tutto chiaro”
dissi, usando il tono più affabile che conoscessi
“quando arriveranno gli insorti, troveranno solo nebbia e cenere,
stia tranquillo”
“tranquillo, un corno!”
urlò feroce
“non sono affatto tranquillo! Fuori è pieno di pazzi scatenati che vogliono
farmi a fettine, e tu mi dici: stai tranquillo? ti dovevo lasciare
a macerare nella spazzatura culturale nella quale ti ho trovato;
ecco cosa dovevo fare”
si tastò l’orlo della giacca per prendere il pacchetto di Metamorph,
sfilò convulsamente una sigaretta dal mucchio e se la accese.
Inspirò ed espirò.
Una nuvola di fumo azzurro si disperse nella stanza rischiarata dai
neon.

“Eliminare ogni traccia”: Questi gli ordini tassativi del D.E.A.D. (Dipartimento
Eliminazione Artisti Deprecabili), ogni D.C.C. (Distretto della
Critica Cittadino) doveva essere distrutto prima dell’alba: un inutile
e disperata corsa contro il tempo. Gli assedi spontanei ai distaccamenti
si contavano a migliaia dal Queens al Bronx, da Battery
a Harlem: la rivoluzione dei Deprecabili era iniziata. Le strade erano
popolate da carcasse di auto in fiamme, i negozi saccheggiati
-perlopiù librerie e mediastore, ma non mancavano all’appello ipermercati
e negozi di hardware– gli elicotteri della guardia nazionale
volteggiavano minacciosi tra le nubi gravide di pioggia.
Il fumo era dappertutto.

Il capo esplose. Mi piazzò il suo muso da 13.000 dollari
(lifting e liposuzioni) davanti alla faccia e ringhiò convulso
“ma dico io, uno fa tanto per mettervi in carreggiata.
Vi abbiamo dato tutto! Siete degli ingrati, maledetti-fottuti-piccoli-ingrati”

Il capo era il responsabile del 13° distretto, il capo era Napoleone
Wilson, il GRANDE Napoleone Wilson. Respirava a fatica e sudava e fumava.

“se non era per noi stavate ancora tutti a fare gli intellettuali sfigati
sulla rete. E patapim e patapam…, a fare progetti a scrivere racconti,
ad autopromuovervi, concorsi all’estero, condivisione: certo, come
no! Pensavate che così qualcuno vi notava vero? Poveri illusi.

Senza entrare nella lista degli A.N.S. non sareste mai diventati un bel cazzo
di niente!”
E’ stato Wilson a creare la corporazione degli A.N.S. (Artisti Non Standard)
farne parte rappresentava il risultato di una vita passata a fare marchette
e a subire umiliazioni, ma una volta che ci stavi dentro…
era puro Rock’n Roll. Ti si aprivano tutte le porte, cominciavi
a vestirti di nero, ti tagliavi i capelli a zero, e prendevi una miriade
di tessere di associazioni con nomi altisonanti.
A essere davvero fortunato finivi anche in tivù.

Riprese da dove si era interrotto, dopo essersi acceso un’altra sigaretta.

“senza la ANS dove sareste ora? dove? senza le nostre pubblicazioni,
le nostre tante riviste: dove? e le nostre liste?
avete idea di cosa significhi essere citati nelle liste degli Innovatori?”

Già, le liste degli Innovatori, era il massimo pensabile. Si era artisti
d’avanguardia, ma al contempo inseriti nei quadri Governativi: pasciuti
al caldo dei salotti bene del centro, tra una tartina al tartufo
ed un flute di champagne.
Wilson a questo punto non mi guardava neanche più, si era ritratto
di scatto ed ora osservava ansioso dalla finestra, come un cane che
attende il ritorno del suo padrone.

“capo, non si addolori. Le sarò sempre grato per il bene che ha fatto
a me ed alla mia famiglia”
farfugliai a fatica mentre trascinavo sulle spalle carcasse di pc e risme
di fuffa patinata da dare alle fiamme.
“le pubblicazioni, i riconoscimenti, i dibattiti, le presentazioni i vernissage!”
mi accorsi con sorpresa che ora stavo urlando
“..e tutte le volte che mi ha citato nei suoi testi, lo sa? venivo colto
da una irrefrenabile euforia, mi eccitavo talvolta, ma scherziamo
signore? Chi può mettere in dubbio la sua buona volontà?”

Fummo interrotti da un suono acuto, stridulo ed improvviso;
per terra, un cumulo di vetri infranti e sangue. Il capo era stato colpito.
Qualcuno da fuori aveva tirato e fatto centro. Il capo sbraitava e si
agitava. Un grido irruppe dal nero.

“VIVA I DEPRECABILI, VIVA LA CRITICA POPOLARE!”

scandiva ripetutamente il coro degli insorti, ammassati intorno al
nostro avamposto.
“ma li senti? Dico li senti? Cosa sono questi? Slogan? Cosa caz..”

una gragnola di colpi alla porta,

“stanno entrando!”
esclamai in preda al terrore.

“NAPOLEONE WILSON, VIENI FUORI!”

braccia protese tutt’intorno, cercavano di prenderci,
“vogliono me! O mio dio, vi prego fermatevi: vi garantisco una collettiva
alla Biennale di Venezia! La pubblicazione di un antologia di
scritti con presentazione a Catmandù!,
vi prego ascoltatemi, dovete ascoltarmi”

Il tumulto ci travolse dopo pochi secondi. Non fù violenza.

Ora siamo qui, io ed il capo, in questa sala a temperatura costante
del museo di Nairobi.
I bambini che passano spesso mi salutano divertiti lanciando sorrisi
privi di malizia.
Un opera vivente è pur sempre un opera vivente, che diamine.
Se poi si tratta di un installazione collettiva di Silenz-avanguardia non ne
parliamo nemmeno…

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  1. Bello!!…ancora!!

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