carlo prati

Fantaroma: cartoline dal nuovo millennio / The director’s cut

In ARTE on 10 ottobre 2014 at 1:16 pm

Nel numero 110 (settembre-ottobre 2014) di AR bimestrale dell’Ordine degli Architetti di Roma e Provincia, Giorgio de Finis intervista Alienlog. Pubblico in questa sede la versione integrale della stessa completa di tre domande “lost in traslation” (evidenziate in rosso)

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Giorgio de Finis: Come nasce alienlog?
Carlo Prati:
Alienlog è tra i primi blog di architettura e critica in Italia ed il primo in area romana, nasce nel 2003, anno in cui inizia la mia avventura nella rete attraverso il sito www.carloprati.com di cui edito personalmente tutti i contenuti e contributi. Nello stesso periodo inizia la costruzione del Museo Macro ad opera di Odile Decq in luogo della antica fabbrica Peroni in via Reggio Emilia a Roma. Per questioni di prossimità al cantiere decido di raccontarne in modo atipico l’evoluzione partendo dal presupposto che in realtà non di architettura si tratti bensì di un invasione aliena in piena regola volta alla colonizzazione dell’intero pianeta. La critica era rivolta alla scelta politica e culturale di quegli anni di incaricare per la realizzazione di opere di diversa natura e scala, unicamente archistar di fama internazionale (effetto Bilbao), il tutto a discapito di un intera generazione di progettisti romani (tra i 40 e i 50 anni oggi) che sono stati di fatto estromessi dal ruolo che naturalmente gli sarebbe spettato. Retrospettivamente vedo in questa scelta le ragioni della crisi attuale. Ecco il perchè dell’invasione “aliena” e di conseguenza di “alienlog” quale spazio di riflessione e provocazione.

GdF: Perche’ usare la fantascienza per parlare del “presente” (in verità gli scrittori di fantascienza lo fanno sempre?
CP:
Direi che nel mio caso si tratta di un camouflage, di un “travestimento” attraverso il quale poter parlare di questioni attinenti al progetto, all’architettura, alla città e alla politica senza rischiare di apparire troppo retorico o pedante. Di fatto ho sempre amato il cinema “di genere” e il fumetto, così come la letteratura del fantastico entrambi impegnati a stravolgere la realtà con l’intento di svelarne ipocrisie e contraddizioni. Lavorare su di un doppio registro che sia contemporaneamente “alto” e “basso”, fatto di interferenze e convergenze tra cultura di massa e cultura d’ élite, e ciò che mi diverte e stimola di più.


GdF: I  riferimenti ai classici del settore e’ incredibile… sei un vero cultore. ma poi c’e’ anche Flaiano… Fellini…
CP: Infatti, non a caso Fellini e Flaiano, Roma è per entrambi un simbolo, un attrattore universale e unico di contraddizioni e ambivalenze che altrimenti non avrebbero familiarità o possibilità di convivenza. Per me è sostanzialmente lo stesso: è per mano (e occhio) loro che sono riuscito a decrittarne il paradosso permanente, altrimenti non riuscirei neanche a spiegarmi il perchè del vivere in questa città aliena così struggente e meravigliosa. Poi come è immaginabile ho delle preferenze: “Un marziano a Roma” di Flaiano e “Roma” di Fellini.

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GdF: In che rapporto lavorano fotomontaggio e testo?
CP:
Si tratta di una relazione instabile, che muta nel corso del tempo a seconda delle cause e delle condizioni operanti che li determinano. Nel 2008 quando ho cominiato a realizzare collage digitali, questi erano interpretati quale compendio ai testi del blog, scaturivano cioè dalla necessità di visualizzare un costrutto immaginifico piuttosto inaccessibile per i lettori e gli internauti (il tempo di fruizione medio di una pagina web è di circa 3 secondi). Oggi direi che questa relazione è pressochè ribaltata, gli ultimi collage che ho prodotto sono autonomi rispetto al testo che anzi rimane nell’ombra a testimoniare una lateralità volontaria, e questo perchè l’opportunità offerta da una mostra (“Alien Urbs” nel 2014 è stata esposta alla Casa dell’Architettura prima e al Chiostro del Bramante spazio caffetteria poi) rende i tempi e le modalità di accesso al mio lavoro creativo più accurate e definite.

 

 

GdF: Che immagine di Roma esce dalle tue “cartoline”?
CP:
Una città sincretica e archetipica, una sorta di “cerchio zero” in cui convivono molteplici aspetti propri del momento presente. Una Roma globalizzata e meticcia, una città dell’oriente piuttosto che dell’occidente, abitata da una pluralità di etnie e tribù. Il teatro delle vicende di cronaca connesse alle politche urbane degli ultimi anni (Mondiali di Nuoto, Occupy Porta Pia o l’abbattimento di Tor Bella Monaca) e il luogo della riscrittura continua, dell’accumulo (il centro storico su cui innesto il Corviale o la Rinascente di Albini). Immaginando poi gli effetti prodotti su di essa dalle grandi emergenze (global warming e rifiuti) e declinandoli in visioni distopiche intrecciate a immagini e frammenti di specifici film di fantascienza che sono interpretati quali “portatori” di ulteriori contenuti e suggestioni.

 

GdF: Una serie di mostre, un libro, consegnano al pubblico il tuo lavoro… che però sta continuando… a cosa stai lavorando?
CP:
La mia produzione artistica corre in parallelo con l’attività di c.a.c.p. studio che conduco con Cecilia Anselmi dal 2003. Non riesco a immaginare un lavoro progettuale e di ricerca sull’architettura che sia disgiunto dalla riflessione creativa e poetica. Arte e architettura secondo la mia interpretazione non sono affatto disgiunte ma anzi concorrono entrambe al miglioramento della vita sia materiale che spirituale delle persone. In quest’ottica sono interessato alla condivisione dei punti di vista su Roma che d’altronde è il terreno sul quale mi muovo e che conosco meglio. Sto dunque elaborando insieme a fotografi, artisti, architetti e curatori una nuova serie di opere “collettive” sui temi che oggi mi sembrano più stringenti e sulle istanze che come abitanti sentiamo utile e giusto portare alla ribalta e condividere. Questo di pari passo con la stratificazione di nuovi materiali testuali e immaginifici che trovano nella rete sul sito alienlog un accumulatore preferenziale e che hanno sempre un forte connotato “visionario” autobiografico ed intimista. Last but not least si lavora alla creazione di eterogenee iniziative culturali, quali eventi e mostre, riviste.

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GdF: Dopo la Roma di Alemannocrazy cosa della Roma di Marino ti interessa raccontare…
CP:
Appartengo a quel genere di persone che lavorano per sostenere e coltivare quotidianamente un inclinazione positiva nei confronti della vita e delle cose, in quest’ottica sono propenso a guardare alla politica in modo costruttivo, evitando di lasciarmi andare a diffusi pessimismi e disincanti. Come è facile immaginare, per chi conosce un po il mio lavoro, ho salutato con entusiasmo la vittoria di Marino alle ultime consultazioni. Nei presupposti un ottimo viatico per il cambiamento che auspico per Roma (non foss’altro che sono un ciclista convinto!), espresso anche dalla nomina ad Assesore alla Trasformazione Urbana di G. Caudo. Detto questo, oggi sono piuttosto perplesso, a quasi un anno dall’elezione non riesco a trovare motivi di novità e rinnovamento rispetto alle politiche espresse dalle precedenti giunte, fatta eccezzione per un generale low profile che quanto meno non consente la promozione di iniziative dissennate. Dunque è difficile costruire anche solo una narrazione di questa roma Mariniana, piuttosto è possibile invece articolare una riflessione sulla città che si autocostruisce e determina indipendentemente dai circuiti consueti, attraverso l’ideazione di nuove modalità di aggregazione ed uso degli spazi collettivi per fini culturali. Si tratta di realtà che si muovono dal basso in grado parimenti di operare un cambiamento incisivo e inaspettato a livello più alto (penso ad esempio al lavoro che stai conducendo al Metropoliz con la creazione del MAAM Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz città_meticcia).

 

 

GdF: Come dialogano arte e architettura nel tuo lavoro?
CP: Direi che dialogo a livello psicologico, mentale, inconscio, attraverso una riflessione sulle potenzialità dello spazio urbano in rapporto ai fenomeni che lo caratterizzano e modificano. La possibilità di esporre i Collage ha rivelato una matrice di contenuto e prefigurazione condivisa. Come se le immagini che ho proposto di Roma nel prossimo futuro alberghino già nella memoria e nelle fantasie di molti di noi. Quindi mi piace pensare di essere, in quanto artista e architetto, un veicolo di trasmissibilità, che decritta materiali immaginari e comuni. In questo vedo anche un “utilitas” del fare creativo e tecnico che avvalendosi dell’ironia suscita riflessione e partecipazione piuttosto che indifferenza e alterità proprio su questioni cruciali come il modo in cui viviamo, le abitudini che coltiviamo o l’habitat in cui viviamo.

 

Alien Urbs complete press review:…. https://alienlog.wordpress.com/2014/01/02/alien-urbs-press-review/

 

 

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http://ordine.architettiroma.it/
http://www.prospettivedizioni.it/ar/

 

 

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