carlo prati

Distopia Romana

In ARCHITETTURA, ARTE, SCRITTI on 22 gennaio 2015 at 5:05 pm

Roma è una città interrotta. Molteplici i futuri  che si avvicendano nel suo passato. Ogni parte di questo immenso corpo urbano custodisce “in potenza” i semi di un divenire gravido di possibilità e fascino. Roma complessa e contraddittoria, crogiuolo di sacralità e archetipi immanenti. Roma come Terra santa, terreno fertile, humus perchè luogo dell’umiltà, del supplizio e della realizzazione, in sincro, stereometrica visione. Città verticale mai edificata ma sempre accennata, suggerita, sottintesa, frammenti e ruderi del fascismo che delimitano oggi flussi di lamiera e polveri sottili. Travertino e mattone, muscoli ed epidermidi retoriche fatte di arenaria e argille che si arrampicano su scheletri di laterizio e acciaio. Putrelle che si pieghano a formare nuvole che sono giocoforza ancorate al suolo, sogni, proiezioni di desideri collettivi che svaporano come neve al sole. Città Martire, un San Sebastiano sanguinante, vittima di una duplicità esorbitante, una città seduta sulla soglia di due mondi, realtà e immanenza, architettura del silenzio, margine e confine. Giano. Eppure in questo mosaico complesso e impermanente che è la città che abito, vivo, trasmutato in architettura, il paradigma esistenziale tutto. Il mistero indecrittabile ma intuito e penetrabile. Puer Aeternus. Città Eterna. Città Puer.

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Qui dunque sono sempre stati i Buddha  di Bamiyan, qui, alle pendici del Palatino. Anche quando Romolo traccio il solco simbolico del quadrilatero sacro che poi chiamammo Roma.
Religioni che si incontrano e prosperano, cerniera tra oriente e occidente, circolo massimo di pace e sospensione. Rifugio in tempi così oscuri e incerti. Miracolo aeterno. Alla furia, alla cecità non è concesso agire.

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il Tridente è il numero che diviene forma pianificata, città numerica e ripartita nell’ordine matematico. Roma ripete il tre in molti luoghi, tra questi vi è la confluenza di Largo Santa Susanna, che appunto è territorio unicamente “largo” cioè privo di forma definita o di un idea che lo possa legare alla memoria collettiva. Un insipida meta transuente. Eppure qui si percepisce il senso di una presenza mai formalizzata, una forma che esiste come possibilità, come utopia. Il primo doppio-grattacielo della Roma fascista è in Santa Susanna, visibile a fronte di una energica stropicciata d’occhi e solo in particolari condizioni atmosferiche ed esistenziali.

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Incompiuto è solo ciò che non possiamo contemplare finito nel corso della nostra vita. Di fatto, per noi di ora, incompiuta e tutta l’architettura di Roma. Tra le nuove Zone Temporaneamente Autonome della città l’EUR è senz’altro la più rappresentativa. In questo quadrante orientato al mare e alla salsedine le rovine del moderno e i monumenti del contemporaneo cercano con fatica di darsi una forma ed un identità da riverberare nel domani. Le torri di Cesare Ligini sono state scarificate, come il fauno Marsyas, esponendo la struttura a intemperie e pitture rupestri metropolitane. Il centro congressi di Massimiliamo Fuksas, moderna Piramide o Colosseo, attende la conclusione tra mille avversità e polemiche. Vi è poi un Acquario che sembra debba sorgere da un eterno cantiere che estate dopo estate flagella i romani che cercano il litorale come estremo rimedio alla calura e all’afa.

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Albert Speer realizzò nel 1944 la sede del nuovo palazzo senatorio in Roma basandosi sul modello del padiglione tedesco all’esposizione universale di Parigi del 1937. Un atto simbolico con cui si celebrò la sconfitta delle truppe alleate. Da allora Roma è sempre stata fascista. Ma al contrario di quanto dimostrato dal regime durante il suo primo ventennio di governo, le decadi successive furono caratterizzate dallo strapotere incontrollato della malavita organizzata e dal patto scellerato tra questa e gli uomini di punta del regime.
Le testimonianze storiche in questo senso sono molteplici, ecco ad esempio cosa scrivevano alcuni giornali intorno alla metà degli anni ’70:
“Roma non è una città, ma un intreccio di traffici e intrallazzi, delitti e truffe, su cui si è imposta una cupola nera trasformando la metropoli nel laboratorio di una nuova forma di mafia, comandata da estremisti di destra di due generazioni, con la complicità di uomini della sinistra.”
Sono le riflessioni aperte ai margini del filone di indagine denominato “Mafia capitale” condotto con coraggio dal commissario Leonardo Tanzi e dalla sua squadra speciale. Purtroppo il tentativo di colpire il cervello politico di questo sistema affaristico nella persona del celeberrimo Alemannocrazy si arenò grazie alla connivenza delle autorità giudiziarie poste sotto il diretto controllo della cupola nera. Ancora oggi, dopo il tentativo di abbattere le Torri di Tor Bella la città ristagna sotto lo scacco della violenza e dell’intrigo.

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