carlo prati

Portaluppi Redoux / due disegni di architettura

In ARCHITETTURA, RICERCA on 15 marzo 2016 at 6:08 pm

Ho di recente riguardato con occhi rinnovati e maggiore consapevolezza a due straordinari disegni di Piero Portaluppi che hanno sollecitato il mio pensiero intorno al potere prefigurante e politico del disegno di architettura, potere che oggi e quanto mai vivificato da rinnovato interesse ed attenzione.

Quello che mi colpisce nei disegni di Portaluppi è la “visione” che proiettano sul nostro presente, profetici dunque sia per le sorti delle nostre città che della nostra struttura sociale, morale ed intellettuale. Realizzano uno scenario di umani asserragliati in una distopia operante, nel qui ed ora di una architettura ritorta su una seriale quanto alienata monumentalità.

Il mio primo disegno è RSKV2, gioco con l’anagramma e con l’enigma anch’io e qui penso a Rischio Versione 2.0

RSKV2. Carlo Prati. Tecnica mista, cm.30x40. 2016

RSKV2. Carlo Prati. Tecnica mista, cm.30×40. 2016

il disegno di Portaluppi a cui mi ispiro è per il progetto di Grattacielo della S.K.N.E. Company a New York, del 1921.
Eccolo qui in tutta la sua struggente bellezza. Come scrive Guglielmo Bilancioni nel suo “Aedilitia di Piero Portaluppi” (Città Studi 1993) ” Il grattacielo per una fantomatica società SKNE irride già nella denominazione alle sigle, autentico spaccio della bestia trionfante della modernità, che nella artificiale abbreviazione circonfondono di un’aura misteriosa enti e istituzioni. K segna tradizionalmente una crudele efficienza commista a tecnologia, ma l’invito che si legge nella sigla, velato in cifra, è semplice e chiaro: una fuga sana e consapevole per giustificata repulsione: skappane.”

grattacielo S.K.N.E. a New York. 1921

grattacielo S.K.N.E. a New York. 1921

La mia seconda “riscrittura” è dedicata a “Hellytown” la città di inferno sovrappopolato alveare planetario. Conurbazione estrema in cui “frammenti” e “innesti” del mio percorso di apprendimento e crescita nell e dell’architettura si sommano a formare, per sovrapposizione innesto ed estensione, una cosmo-metropoli fatta di analogie e citazioni.

Hellytown Redoux. Carlo Prati. Tecnica mista, cm.20x30. 2016

Hellytown Redoux. Carlo Prati. Tecnica mista, cm.20×30. 2016

 

Piero Portaluppi nel 1926 “vede” una città cosmo, una critica alle “premesse e gli esiti, esiziali, dell’architettura della quantità, dello spoliante addossamento e della indiscriminabile congiunzione. E in sottile il disegno fa vedere i terribili scatti di un irragionevole paesaggio urbano, i disvalori della serie e della congiunzione pullulante e speculare” (Giglielmo Bilancioni, ibidem)

Piero Portaluppi. Hellytown. 1926

Piero Portaluppi. Hellytown. 1926

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