carlo prati

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Brainframes Roma

In ARTE, SCRITTI on 20 giugno 2016 at 11:49 am

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Brainframes Roma
di Carlo Prati
L’ex capo della Protezione Civile del governo Pieraccioni fu eletto sindaco grazie a “Marchette rosse” lo scandalo che annientò definitivamente l’intero gruppo dirigente del PD romano e dei suoi candidati alle amministrative 2016. Grazie al tam-tam quotidiano di free press e telegiornali, la Loggia P38 riuscì a sbaragliare il campo da ogni avversario politico e a spianare la strada verso il Campidoglio a Guido Bertoldino, detto anche “Mr. Centro Massaggi” dalla sua ben nota passione per i trattamenti delle beauty farm di Via Salaria. Principiò per la città eterna una nuova stagione di degrado e corruzione, ancora più violenta di quella subita sotto il governatorato del Sindaco Alemannocrazy, il braccio politico del “Nero”, il terribile boss cecato di Underworld Magliana.
La prima mossa di Bertoldino fu uno shock: la demolizione di Ponte Sant’Angelo come atto preventivo in caso di alluvioni del Tevere. Rimanemmo increduli ed esterrefatti difronte a tanta protervia e insensatezza.
La mia mente ritornava in automatico a quel tempo oscuro che tutti pensavamo di esserci lasciato definitivamente alle spalle.
Come la notte della Prima Piena, quando…

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“Intorno alle 23.00 del 12 Dicembre il fiume esondò all’altezza di Ponte Milvio. L’ondata fu impossibile da arginare. A nulla valsero le precauzioni prese dalla protezione civile: muraglie posticcie di sacchi di sabbia, truppe d’assalto dispiegate su ordine del Ministro della Guerra La Russa, le Beate del Calendario dell’On. Carfagna pronte ad aprire le porte dei loro decolleté sili-conici. E nulla poterono tantomeno gli innumerevoli presidi degli Arditi dislocati su ordine del primo cittadino da ponte Milvio a ponte Marconi. La compostezza statuaria delle sentinelle del Cannone Eterno appartenenti al nucleo Alemannocrazy furono travolte per prime, in blocco, sul ponte in cui i seguaci del Moccia si incatenano davanti alle telecamere del Grande Fratello. La cupola del Pantheon, Sant’Ivo, la Piramide, il Colosseo, in un sol colpo furono figure piene, meravigliose ed estatiche. La città fu eterna e metafisica. Dall’acqua spuntavano modelli irraggiungibili di supremazia e compiutezza. Leggi il seguito di questo post »

CINQUE ARCHITETTURE SVIZZERE. In libreria.

In ARCHITETTURA, RICERCA, SCRITTI on 8 giugno 2016 at 4:53 pm

«Caro Prati.
Oggi Primo Maggio!
Una bella domenica di pioggia (almeno a Basilea, non a Sotchi),
una giornata buia, ideale per leggere la storia di Enea.
Sono rimasto però sotto la luce del tuo grande piccolo libro.»
Jacques Gubler

Copertina

Booklook-Web

“Io non faccio differenza tra il costruire nella natura, nella campagna o in città. Alľinizio di un progetto voglio essere aperto, non voglio pormi dei vincoli prestabiliti.
Posso trovare nella città dei luoghi che sono molto intimi, dove cerco di proteggermi dal chiasso, di chiudermi, oppure, luoghi in cui cerco di aprirmi (…) spesso infatti si dice di noi architetti dei Grigioni che siamo gli “architetti della montagna”.
Noi, in questo caso, rispondiamo sempre: no!”
Valentin Bearth

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Indice degli elementi primari. Simboli.

 

Carlo Prati.
Cinque architetture svizzere.
Progetto, inconscio, natura.

Prefazione di Jacques Gubler
con un intervista a Valentin Bearth

Anno di pubblicazione: 2016
Edizioni: Libria
Collana: Mosaico
Caratteristiche: formato 15×21, pp.144
Prezzo: € 16.00
ISBN: 978 88 6764 078 2

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Ogni grande creatore ha la capacità di far affiorare determinati simboli, di svelarli a se stesso ed al mondo (che è poi la medesima cosa), di renderli determinanti per comprendere ed interpretare il prodotto della sua creazione. Portare alla luce questi simboli, risulta di cruciale importanza; svelarli, equivale a soppesarne il peso nel complesso delľopera, a renderla cosa tra le cose, parte di un tutto che la contiene. È a partire da tali presupposti che muove questo saggio il cui proposito è indagare il rapporto tra architettura e natura. Leggi il seguito di questo post »