carlo prati

Archive for the ‘ARCHITETTURA’ Category

ABITARE IL SOGNO / Area 151

In ARCHITETTURA, RICERCA, SCRITTI, Uncategorized on 19 aprile 2017 at 9:31 am

Sul numero 151 Marzo/Aprile 2017 di Area, “Abitare il sogno” una mia lettura critica della mostra “The Japanese House. Architecture and life from 1945 to the present” al MAXXI di Roma fino al 26 Febbraio poi al Barbican Centre di Londra dal 23 Marzo al 25 Giugno e infine al National Museum of Modern Art di Tokyo.

 

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ABITARE IL SOGNO
The Japanese House.
Architettura e vita dal 1945 a oggi.
di Carlo Prati

Del fiume che procede, lo scorrere è ininterrotto, seppure l’acqua di ogni momento non lo sia. Nello stagno, la spuma ora svanisce ora si riforma, senza rimanere a lungo. Le persone e le loro dimore sono esattamente così: in continuo cambiamento”

da Hōjōki (方丈記),”Ricordi di un eremo”di Kamo no Chomei (1155-1216)

Premessa

La condizione dell’abitare è paradigma della condizione umana. La verità dell’impermanenza, della transitorietà dei fenomeni e delle esperienze governa l’intero spettro dell’esistenza; il bisogno primordiale dell’uomo, di contro, nasce dalla necessità di trovare un rifugio affidabile e solido.

Nella concezione orientale la spiritualità è strettamente connessa al “qui ed ora” della vita (il motto zen “dare vita alla vita”) e presuppone, per il raggiungimento di uno stato gioioso e felice, di stabilire la giusta relazione con questo continuo e incontrollabile mutamento. Il rapporto di sostanziale identità tra casa e persona chiede dunque all’architettura un interrogazione e ridefinizione costante delle leggi che la governano e delle forme che la sostanziano.

Si tratta di costruire dentro il paradosso, di dare sostanza a ciò che (per sua natura intrinseca) è destinato al disfacimento. Il tema, che potremmo declinare come “abitare il sogno”, ruota tutt’intorno a questo concetto che Chōmei riassume nella visione poetica dell’uomo che emerge per un attimo, come in un breve sogno, “abitando” nella spuma effimera di un ristagno.

The Japanese House. Architettura e vita dal 1945 a oggi” si apre proprio con queste parole del grande poeta giapponese. La mostra, curata da Pippo Ciorra con Kenjiro Hosaka e Florence Ostende e la consulenza di Yoshiharu Tsukamoto (fondatore dello studio Atelier Bow-Wow che ne cura l’allestimento), sarà al MAXXI di Roma fino al 26 Febbraio poi al Barbican Centre di Londra dal 23 Marzo al 25 Giugno e infine al National Museum of Modern Art di Tokyo.
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PROGETTO DELL’AUTONOMIA

In ARCHITETTURA, ARTE on 28 febbraio 2017 at 11:05 am
Il Progetto dell'Autonomia. The Creator Has A Masterplan. Collage digitale. 2016

Il Progetto dell’Autonomia. The Creator Has A Masterplan.
Collage digitale. 2016

 

Progetto dell'Autonomia. collage digitale. 2017

Progetto dell’Autonomia.
collage digitale. 2016

 

Italian Theory. Collage digitale. 2017

Italian Theory.
Collage digitale. 2016

 

Il Progetto dell'Autonomia. Revenant Sacripanti. Collage digitale. 2017

Il Progetto dell’Autonomia.
Revenant Sacripanti.
Collage digitale. 2017

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ARCHITETTURA TANGENZIALE

In ARCHITETTURA, ARTE on 28 febbraio 2017 at 10:23 am
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Architettura Tangenziale 1. Collage digitale. 2017

 

 

Architettura Tangenziale 2. Omaggio a Danys Lasdun (e Max Fry). Collage digitale. 2017

Architettura Tangenziale 2. Omaggio a Denys Lasdun (e Max Fry). Collage digitale. 2017

 

Architettura Tangenziale 3 Stereometria romana. Collage digitale. 2016

Architettura Tangenziale 3
Stereometria romana.
Collage digitale.
2016

 

 

Architettura Tangenziale 3. Unità d'abitazione Caricamento. Collage digitale. 2017

Architettura Tangenziale 4.
Unità d’abitazione Caricamento.
Collage digitale. 2017

Appunti dalla lettura del libro

In ARCHITETTURA, RICERCA on 4 ottobre 2016 at 7:57 am

di Valter Scelsi

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Cavallo di Troia Raoul Lefèvre, Recoeil des histoires de Troyes, Bruges o Gand ca. 1495 BnF, Français 22552, fol. 277V

Nel cuore del secolo della psicoanalisi, il 900, Georg Groddek, affermando che l’uomo possiede la parola per nascondere i propri pensieri, concludeva che il linguaggio è incapace di dare espressione alle nostre riflessioni più preziose e profonde. Ciò perchè il pensiero originario dell’uomo è muto, sotterraneo, inconscio. La muta interiorità, quindi, vista come ciò che è autenticamente umano. Ma la forza che determina la forma, egli dice, è ciò che dimostra la sostanza dell’uomo (“il valore”, dice lui);

E’ nell’essenza del linguaggio essere impreciso, travisare, anzi, è proprio nell’essenza umana. Mentre queste emersioni parziali di un pensiero inconscio, groddekianamente inteso, perfettamente chiuso in sé stesso, invisibile agli altri (così lo crediamo, almeno), possono essere definite “la nostra ispirazione”, qualcosa che ci venga riconosciuta come un’autentica e originale forma di produzione, il riflesso di uno splendore intimo.

Naturalmente in esse il significato, come tutti i significati, non è completamente condivisibile, e ciò ci sostiene ulteriormente, così come ci conforta l’ineffabilità di queste tracce emergenti dalla memoria, l’impossibilità di definirle e, quindi, di associarle a parole che ne diventino parte costitutiva travisandole e trascinandole con sé, magari lontano, lontano anche da noi.

Incatenati nei limiti del linguaggio, gran parte della vita la impegnamo nello sforzo di provare noi stessi al mondo.

Così, sottoponendosi anch’egli a questa prova, Carlo Prati istituisce un indice degli «elementi primari» attraverso i quali operare il racconto delle cinque architetture scelte.

L’architettura è un sistema composto di segni «e, come tale, può essere organizzata, almeno parzialmente, come altre strutture linguistiche» (era quello che scriveva, nel 1959, Dorfles), ma è anche quel sistema linguistico al quale si tende a reagire ricercando, come fa Dorfles, un quid formale, che egli definisce “gestaltema”, capace di esprimersi anche solo mediante il proprio aspetto formale-configurazionale.

Tuttavia, in queste emersioni dell’inconscio, o meglio, del subconscio, che citavamo prima non arriviamo mai compiutamente ad afferrare la forma. Così, mancando μορφή, tutto si riconduce a un valore simbolico che previene l’oggetto, quello di un suono indistinto che proviene dalla foresta sensoriale, un suono che non è forma, appunto, ma promessa di forma, in una dimensione ancora linguistica, la stessa che ci fa credere, a volte, che l’architettura possa essere una condotta umana che non prevede l’inserimento di una significazione concettuale (l’azione per la quale città e architettura vanno spiegate) che si interponga tra sè e gli abitanti.

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Cinque architetture svizzere. Convegno e presentazione

In ARCHITETTURA, RICERCA, SCRITTI on 9 settembre 2016 at 4:22 pm

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Presentazione del volume “Cinque architetture svizzere. Progetto, inconscio, natura” di Carlo Prati (Casa Editrice Libria, Melfi 2016). Il saggio guarda all’architettura non soltanto come ad una disciplina tecnico scientifica ma piuttosto e soprattutto come ad un’arte che racchiude in sé una molteplicità di aspetti e significati simbolici.

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Il convegno del 21 Settembre presso la Casa dell’Architettura

Stabilire un interazione ed un dialogo operante tra architettura svizzera ed architettura italiana è l’obbiettivo peculiare di questa iniziativa. Il convegno intende mettere in luce, attraverso la chiave di lettura proposta dal saggio presentato, lo speciale rapporto che entrambe le realtà stabiliscono con la composizione architettonica e la natura intesa in modo duplice sia come paesaggio esteriore che interiore.

Gli ospiti del convegno: Jacques Gubler, Franco Purini, Nicola Braghieri, Gianni Celestini, Cherubino Gambardella, Valter Scelsi

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Convegno a cura di Libria Edizioni http://www.librianet.it/index.php Leggi il seguito di questo post »